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Garrulo era il selciato
di rossi mattoni,
tappeto che si svolgeva
sotto archi ed anfratti
fino all’apice della bronzea fonte
dalla testa di pigna:
lì, nudi piedi si bagnavano il sangue
schietto dai vetri grondanti.
Miagolavano
gatti mansueti e selvaggi
e sgusciavano lucertole
nell’ovunque delle tante frasche
sotto il ponte grande
in mano alle gattare,
strani frutti s’attorcigliavano
all’erba randagia:
"lumache"
appena pioggia pioveva
musicando scatole di latta,
e la menta
espandeva
la sua voce più chiara.
Era sempre verde
a bordo di quei calendari;
atteso il richiamo inciso alla finestra,
quel dopo
che a capicollo scendeva le scale
vorticante voglia di ballare …
e pure quando
l’inverno sfarinava
un proletario bianco
baciando con la brace
vite carbonaie.